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Conservatori e rivoluzionari

 

Sul tema “riforme” Berlusconi sarebbe "inaffidabile". Che vuol dire? Che finge soltanto di volerle fare? Se anche fosse, il problema delle riforme dipenderebbe dalle dietrologie berlusconiane, dalla sua conclamata inaffidabilità, oppure dalle effettive necessità di questo Paese? Io propenderei per la seconda, ovviamente. Vi sono ragioni oggettive (sotto gli occhi di tutti) per mettere mano a norme e progetti che rinnovino istituzioni, meccanismi elettorali e redistributivi. Dirò di più: se Berlusconi fosse (come sembra) inaffidabile, questa sarebbe una ragione in più per inchiodarlo, metterlo dinanzi a delle scelte, parlare al Paese, tirare fuori idee più efficaci delle sue (ammesso che ne abbia, dietro gli slogan da comizio). Se è vero che la sinistra vuole modificare “lo stato di cose esistente” (si diceva così una volta), possibilmente senza aspettare un’ora X, non capisco perché si debba passare ogni giorno per esacerbati conservatori. È un mestiere che lascerei volentieri ad altri, quelli che lo fanno per vocazione, per tradizione o per partito preso.

L’antiberlusconismo ci ha trasformati in “resistenti”. Che vuol dire: “io sto qui, fermo, io sono il baluardo che si oppone al vento di chi vuol cambiare tutto”. Strano destino davvero. Siamo nati per mettere mano sfacciatamente ai meccanismi di funzionamento di un mondo ingiusto ed iniquo, e ci ritroviamo orgogliosamente a “resistere”, a conservare ciò che è minacciato. Giusto e meritorio, senz’altro. Ma non può finire qui, non può essere la pura conservazione dell’esistente il destino finale della sinistra italiana. Che è oggi sottoposta a un’erosione continua e al restringimento dei margini del proprio spazio e delle proprie idee (perché “resistere” vuol dire anche rinunciare all’espansione). Non è possibile che questo atteggiamento ci lasci soddisfatti davvero. Ma come? Non funziona più quasi nulla, e noi ci limitiamo a “denunciare” l'arroganza dell’altro? A montare la guardia allo stato di cose esistente? Nasciamo proiettati verso gli interessi del Paese (difendendo così interessi ed aspirazioni della classe operaia) ma oggi ci ritroviamo a ritenere le riforme una trappola? Forse è questo il vero limite della sinistra italiana.

Pubblicato il 28/4/2010 alle 12.39 nella rubrica Politica.

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